L'istituzione del Parco - Parco Regionale dell'Olivo di Venafro

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L'istituzione del Parco

L'ISTITUZIONE DEL PARCO REGIONALE DELL'OLIVO DI VENAFRO

Se oggi il territorio del Parco, nonostante decenni di incuria, conserva ancora la propria peculiarità paesaggistica, lo si deve in buona parte alla Soprintendenza ai Beni Archeologici e Paesaggistici del Molise, che nel 1973, allora Soprintendenza ai Monumenti, ne impose il rispetto al Comune di Venafro. Le osservazioni prodotte al Piano Regolatore della città, ancora oggi vigente, respinsero la volontà dell'Amministrazione dell'epoca di realizzare un aberrante strada panoramica tra gli oliveti, a monte dell'abitato, e di edificare intensivamente le aree del centro storico e quelle prossime, tra gli olivi.

Sul finire degli anni '80, la Sezione WWF di Venafro, da poco costituitasi, sulla spinta delle iniziative di Emilio Pesino e Fernando Alterio, pensò all' istituzione di un parco tematico dedicato alla millenaria coltura dell'olivo di Venafro. Nel 1989, tuttavia, i Piani paesistici liberalizzarono l'edilizia nelle parti più basse degli oliveti, nonostante le voluminose osservazioni e gli esposti del WWF. In un sol colpo si metteva a repentaglio l'integrità di un ambiente fino ad allora tutelato, grazie soprattutto, a quel grande Soprintendente che risponde al nome di Adriano la Regina.  I Piani paesistici avrebbero dovuto "leggere" le vocazioni del territorio, la sua millenaria storia, e reinterpretarle per condizionare un corretto uso dello stesso. Invece, ad una suddivisione dell'omogeneo comprensorio pedemontano in zone a differenti volumetrie edilizie, faceva riscontro il divieto, nelle parti più alte, di realizzare anche un semplice box per gli attrezzi agricoli. In sintesi, l'area veniva destinata a seconde case, tralasciando la secolare olivicoltura. Un' accurata e voluminosa "Osservazione al Piano", formulata tra gli altri da Gianna Scarabeo, Emilio Pesino e Fernando Alterio, svelò alcuni errori nella cartografia ufficiale, che poi giustificarono le scelte a favore di un' edilizia disattenta alle tipologie tradizionali. Nel 1994 fu concordata tra il WWF ed il Sindaco Vincenzo Ottaviano un'ordinanza per prevenire gli incendi. Lo stesso Sindaco, molto attivo nella neonata Associazione Città dell'Olio, individuò l'area cosiddetta del "Campaglione", come Parco Oraziano. Ma nessun provvedimento ufficiale della Regione ne sancì l'istituzione. Nel 1997 il Consigliere regionale Pasquale Di Lena, fondatore dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio, depositò in Consiglio regionale la proposta di legge 159/1997 "Istituzione del Parco Regionale dell'Olivo di Venafro". Il 9 ottobre 1998, il WWF ed il Comune di Venafro organizzarono un convegno a Castello Pandone per rilanciare la proposta di Parco. Contestualmente venne avviata dal WWF anche una petizione popolare. Tuttavia, ancora una volta, la proposta di legge veniva disattesa e non fu mai discussa in Consiglio regionale. La piaga degli incendi, intanto, continuava a sfigurare il patrimonio olivicolo pedemontano.

La Giunta comunale con proprio atto deliberativo del primo giugno 2005, faceva voti alla Regione per liberalizzare all'edilizia buona parte delle aree coperte da olivi, vincolate perché rimandate dal Piano Paesistico ai cosiddetti Piani Paesistici Esecutivi. Il rinvio ad un'ulteriore pianificazione fu metodo in uso nella redazione dei Piani paesistici, attraverso il quale si prefiguravano incarichi aggiuntivi per i progettisti. Nel frattempo, però, le zone rinviate ai PPE rimanevano vincolate all'inedificabilità fino, appunto, alla formulazione dei piani esecutivi stessi. La proposta della giunta, sollecitata da qualche proprietario terriero, stimolò un'ampia discussione che portò l'intero consiglio a votare all'unanimità la richiesta alla Regione di istituire il Parco degli Ulivi. Successivamente, sempre su proposta di Emilio Pesino, veniva deliberata una nuova convenzione per la realizzazione della Sala Panel a Venafro, importante struttura per la certificazione e la promozione dell'olio d'oliva. Anche questa volta l'istanza promossa in Consiglio comunale relativa al Parco regionale sembrava sepolta, finché un evento, il devastante incendio di fine luglio 2007, scosse finalmente gli animi. Bisognava adoperarsi per dare finalmente delle risposte al degrado degli antichi oliveti di Venafro. Finalmente il Consiglio comunale di Venafro, approva il testo di legge istitutiva del Parco agricolo dell'Olivo di Venafro, formulato da Emilio Pesino e lo invia alla Regione. Dopo appena 11 mesi dalla presentazione, il Consiglio regionale, grazie alla pressante attività del consigliere Massimiliano Scarabeo e alla determinata volontà politica della nuova Amministrazione comunale guidata dall'Avv. Nicandro Cotugno, approva la Legge istitutiva del Parco Regionale storico agricolo dell'Olivo di Venafro.
La perimetrazione provvisoria del Parco (in attesa dell'approvazione del Piano del Parco) comprende le zone coltivate ad olivo tra Venafro e Ceppagna e affioramenti calcarei e lembi boschivi primevi di grande interesse naturalistico dei Monti Santa Croce e Corno.


 
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